Fammi più grande

Fammi più grande

Percorso di attività creative artistiche per i musei

Il progetto Fammi più Grande ha come obiettivo principale la valorizzazione della collezione delle Gallerie Nazionali di Palazzo Spinola attraverso la reinterpretazione delle sue opere da parte degli/delle utenti dell’Ass. San Marcellino.

 

Il progetto

Dopo un lungo percorso di esplorazione e conoscenza del patrimonio, i/le partecipanti hanno concentrato la loro attenzione in particolare sui ritratti: I dogi e gli aristocratici genovesi, infatti, si facevano ritrarre per mostrare a tutti lo status sociale che rivestivano. Non gli interessava un ritratto che descrivesse i loro pensieri o il loro vero carattere, ma volevano che fossero evidenti la ricchezza e il potere che avevano nella società. Anzi, volevano fare in modo che questo peso sociale fosse sempre ben evidente, in una sorta di gara fra nobili per chi contava di più.

Oggi ci confrontiamo con questi personaggi che attraverso gli antichi quadri, dai quali ci osservano con sguardo severo, volevano apparire sempre “più grandi”. Il nostro punto di vista è distante, guardiamo le cose dal basso, ma un po’ tutti, in effetti, vorremmo essere visti più grandi di quello che siamo.

Da questo incrocio di sguardi dall’alto e dal basso sono emerse delle suggestioni che hanno portato, leggendo con ironia le differenze rispetto all’oggi, alla nascita di opere originali.

Il modo più spontaneo per dare voce ai nuovi ritratti e valorizzare le iniziative del tavolo di lavoro è stato progettare di una mostra che mettesse in dialogo le opere realizzate dal laboratorio di pittura dell’Ass. San Marcellino con gli antichi ritratti conservati nella dimora di Pellicceria e realizzati dai maggiori artisti italiani ed europei del Sei-Settecento, in un continuo gioco di rimandi sul significato del ritratto colto nella distanza fra ciò che si è e come si appare.

L’esposizione, intitolata “Fammi più grande” ha come scopo quello di riflettere sul confronto, ironico e giocoso, tra le antiche effigi volute dai nobili genovesi per ostentare il proprio ruolo nella società e quelle realizzate da chi, purtroppo, spesso ne viene confinato ai margini.